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La Moto perfetta

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LA MOTO PERFETTA      (by Savi_NERO)

Approfondendo lo studio della storia dell’Evoluzione della Specie Umana risulta evidente come ci sia stata una “accelerata” quando l’uomo ha applicato il motore a un veicolo con due ruote. Segno che l’unico essere pensante della specie animale, si era finalmente evoluto, dimostrando la sua superiorità  rispetto tutte le altre specie viventi. Diventato motociclista aveva finalmente il mezzo per raggiungere nuove mete del proprio animo, e non solo. Da subito ha stabilito con il nuovo mezzo un rapporto speciale, simbiotico, instaurando un sistematico  processo di cura e miglioramento per realizzare LA MOTO PERFETTA.

…. cosa intendi con LA MOTO PERFETTA?
La materializzazione di un sogno. Una macchina bellissima, con una linea accattivante, colori sgargianti. Piccola, per essere facile da portare, ma con un motore di grande potenza. Una moto senza tempo, che non si colloca in un preciso settore di classificazione. Una moto che si prenda cura di se stessa, che si regoli da sola e non deve aver bisogno di manutenzione. Con un motore così liscio che faccia poca differenza tra spento ed acceso. Deve far volare chi la desidera, chi la vede e chi la guida. Una fabbrica di sensazioni e di desideri.
Allora non ti riferisci all’uomo come specie umana, ma ad un uomo, non proprio motociclista, ma che è riuscito a realizzare sogni. Le sue moto hanno percorso milioni di chilometri in tutto il mondo. Da quando aveva deciso di costruire moto, ogni giorno della sua vita è stato un processo instancabile di miglioramento continuo. Nel 1969 meravigliò il mondo con qualcosa che di lì a poco avrebbe cambiato il corso della storia della motocicletta: la nascita della favolosa CB750 Four.


Era LA MOTO PERFETTA?

No, non penso. Per tecnica e materiali era forse ancora troppo presto, ma ha rappresentato un momento importante nell’evoluzione della tecnologia motociclistica, appunto la dimostrazione che è possibile materializzare i sogni. E’ apparsa da lontano come incredibile meraviglia, merito della cura posta nella sua realizzazione, del motore a quattro cilindri, del fatto che fu la prima a disporre di freni a disco e di essere una moto di grande cilindrata dotata di avviamento elettrico.
Allora?
Con la 750 Four, quell’uomo, fece sapere a tutto il mondo che non voleva semplicemente costruire moto di grande cilindrata, le sue mire erano altre: arrivare a realizzare quella che tu hai definito LA MOTO PERFETTA.  Infatti continuò nella sua ricerca, ponendo in ogni nuovo modello una cura attenta sulla progettazione e sulla manutenzione in modo che le sue macchine potessero essere sempre più belle e potenti, maneggevoli e facili da usare, con maggiore affidabilità e con minori costi di gestione. Percorse tanta strada, sempre con questo suo obiettivo. Ma fermiamoci, chiudiamo gli occhi e pensiamo quando abbiamo immaginato. Ecco ha deciso, era arrivato il tempo per realizzare LA MOTO PERFETTA.
Non sto capendo…. chi era quest’uomo, di che moto stai parlando? Spiegati…
Apriamo gli occhi e vediamo che l’uomo è Sōichirō Honda, figlio di un meccanico di biciclette, e la  macchina è una Nighthawk CB650SC presentata per il mercato americano nel 1983, naturalmente Honda. In Italia è stata presentata l’anno dopo e venduta dal 1985.
Raccontami di questa Honda, voglio sapere se l’uomo aveva realizzato LA MOTO PERFETTA.
Ricordiamoci che siamo nel 1983, negli Stati Uniti, dove la moto aveva un solo nome: Harley Davinson, che tutti cercavano di copiare. Alla sua presentazione è apparso subito chiaro che era in tutto la nuova Moto. Aveva poca somiglianza con quelle precedenti, anche rispetto allo stesso modello dell’anno precedente. Il reparto styling della Honda aveva lavorato bene e le linee, curve e squadrate, si armonizzavano in maniera piacevole. Le novità non erano limitate all’estetica, le nuove idee erano principalmente nel motore, con tante innovazioni. Era la sintesi di idee già presenti in precedenti progetti. Non c’era nulla di completamente nuovo, ma in nessun altra moto c’erano concentrate tutte le caratteristiche tecniche per ottenere alta affidabilità con poca manutenzione: i regolatori idraulici delle valvole, l'azionamento idraulico della frizione, l'auto- regolazione del tendicatena di distribuzione, la trasmissione a cardano, i sistemi di accensione e l’alternatore non richiedono alcuna manutenzione periodica.
…, ma come era fatta?
In tutto ciò che appare, quello che colpisce immediatamente, è quello che si vede: insieme alla strumentazione sul manubrio, è il fanale anteriore così squadrato che non trovano una continuità armonica con la linea più sinuosa e curva della moto stessa. Il nome "falco della notte" tendenzialmente aggressivo, serviva per attirare l'attenzione del grande pubblico, non era una anonima sigla alfanumerica. Anche i colori dovevano essere all’altezza: blu scuro, che richiamava sensazioni notturne e rossa, come ogni oggetto di desiderio. Il serbatoio era di tipologia tipicamente "custom", mentre il telaio a doppia culla, la sella e la parte posteriore sono più vicini alle grosse naked tutt'ora in circolazione. Scarico quattro in due cromato, come i due ammortizzatori posteriori e altre parti dell'allestimento. Il manubrio un po' più alto rispetto alle solite stradali conferiva uno stile più grintoso, mentre i cerchi erano in lega leggera.
L’hai portata?
Si, in sella ci si sente più piccoli di una 750, ma si corre come una 750, senza neanche grosse fatiche. La sua morbidezza e comfort invitano a lunghe uscite. La regolazione della sospensioni, sia anteriore che posteriore, consente una guida più morbida oppure, con il loro irrigidimento, di soddisfare i piloti sportivi.
Complicato guidarla?
E’ una moto gestibile, di facile approccio, e semplice da guidare rispetto alle supersportive che cominciavano a spopolare in quegli anni. La posizione di guida del Nighthawk è confortevole per la maggior parte dei piloti. Anche il posto posteriore della sella è abbastanza comodo, la sella ed il manubrio hanno posizioni tali che possono ospitare piloti corti o alti per diverse ore di guida continuata, passeggero compreso. Insomma la posizione di guida del 650 Nighthawk è un compromesso in grado di soddisfare una vasta gamma di posture.
Allora per i più smanettoni non andava bene.
Non è una moto sportiva, ma anche se con un po' di esperienza si riesce a farla piegare fino a strusciare per terra. A velocità moderate la sterzata del Nighthawk è agile e leggera. Come si aumenta la velocità, però, lo sterzo della moto diventa più lento e pesante. La potenza frenante è buona. Il freno anteriore ha una sensazione leggera e progressiva, caratteristica dei due pistoncini Honda, che operano su dischi di nuovo stile con rotori piatti sezionati. Il sistema di anti affondamento della forcella minimizza l’instabilità nelle frenate pesanti. Il freno posteriore è a tamburo, forse con uno a disco sarebbe stato meglio.
Il motore, parlami del motore.
Il propulsore era un nuovo motore, evoluzione del CB Four, un ottimo quadricilindrico a sedici valvole in linea frontemarcia con raffreddamento aria/olio, doppio albero a camme, con trasmissione finale ad albero cardanico, già visto sulla Honda CX 500. Nessun altro 650, e poche moto di maggiore cilindrata, aveva più potenza di quanto ne avesse il nuovo CB. Anche se l’accelerazione la  collocava tra quella dei 750 più spinti, le sue caratteristiche rimanevano il comfort di guida, la tenuta in curva, la stabilità e la gestione complessiva del motore con una serie di indicazioni chiare sul cruscotto. Poi c’era la sesta marcia lunga che permetteva bassi regimi da crociera senza sacrificare l'accelerazione. Insomma era un piccolo uccello notturno, con un cuore di soli 650cc, ma con una potenza feroce capace di tirare la moto anche su lunghe salite.
Ma cosa aveva di veramente speciale?
Senza dubbio il suo design a la sua bassa manutenzione. Ma la vera raffinatezza della Honda 650 sono i suoi regolatori automatici delle valvole. L'Harley - Davidson aveva aperto la strada dei regolatori idraulici nelle sue grandi valvole in testa 35 anni prima. Honda ha sviluppato un sistema in grado di funzionare ad alto regime, 10.000 giri, con un motore a doppio albero a camme in testa.
Come la collocheresti nel panorama delle motociclette?
Può essere considerata come l'antesignana delle "cruiser" insieme alla più famosa cruiser di tutti i tempi ovvero il V-MAX, che però è dell’85, a cui c’è da riconoscere una superiorità per linea e prestazioni. L'Honda Nighthawk 650 è una moto che non si colloca in una determinata categoria, limitata ad un preciso arco temporale. E’ l’insieme di varie caratteristiche che si sono concentrate in un unico modello, senza nessuna direzione specifica. Pur non avendo una precisa collocazione nel panorama motociclistico è un mezzo ancora apprezzato da chi viaggia in moto e percorre chilometri per andare a raduni.
Senza quasi manutenzione, bella linea, affidabile e gran motore. Difetti?
Niente dura per sempre, per cui quando si sente che un componente non funziona bene, come il carda, si deve sostituire. L'unica segnalazione è la molla del tendicatena che tende a perdere parte della sua tensione, permettendo qualche rumore della catena di distribuzione dopo un po'. Il rumore è abbastanza fastidioso. Comunque non conosco nessuno ha avuto problemi al cardano, alle valvole o a cui si sia rotta la catena.
Il tuo giudizio di sintesi è ….
Bella linea e colori con tonalità azzeccate. Tutti quelli che hanno avuto, o solo provato, il 650 Nighthawk, sono rimasti favorevolmente impressionati.  Il motore ed il telaio premettono di utilizzare la moto per un uso quotidiano senza problemi. Gli irriducibili possono lamentarsi delle sue performance o della frenata, ma pochi possono criticare la sua affidabilità.
Allora il sig. Sōichirō  Honda ha realizzato nel 1983 con la Nighthawk CB650SC LA MOTO PERFETTA?
No, LA MOTO PERFETTA è dentro ognuno di noi. Per i più fortunati è quella che sta in garage (o in strada) compagna di tante avventure ed oggetto di amorose attenzioni. Oppure è quella del vicino di casa, è quella che non posso avere perché i miei  genitori/ moglie/ fidanzata ritengono "pericolosa", è quella che mi compro appena avrò i soldi. Quella che va come il vento, quella che fa troppo rumore (o troppo poco) quella che si produce all'estero e non viene venduta in Italia, quella che vidi una volta parcheggiata vicino al lago quando ero bambino. Mi avvicinai piano guardando le sue forme, luccicava al sole abbagliando i mie occhi, mi vidi riflesso sul serbatoio e alzai l'indice per toccarla, per accarezzarla... In quel momento il fighetto che la guidava mi guardò fisso e mi urlò a cinque centimetri dal naso:  "Non toccare perchè si rovina! " e mio papà mi allontanò di prepotenza con uno scappellotto che ancora oggi mi fa male. Non per il dolore dello schiaffo, …. mi aveva allontanato dalla MOTO PERFETTA.

 
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